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Bene Comune, bene di tutti gli uomini, bene di ogni uomo

Dal 2 al 17 febbraio l'Azione Cattolica Diocesana ha promosso insieme all'Ufficio Diocesano per Pastorale Sociale e del lavoro la tradizionale Settimana Sociale dei Cattolici Piacentini.


Dice Antoine de Saint-Exupéry ne “La Cittadella”: “Se vuoi metterli insieme devi dare a loro da costruire una torre. Ma se vuoi che si divorino a vicenda basta che tu getti loro del grano”.

Quando scriveva queste parole Saint-Exupéry delineava qualcosa di molto vicino alla costruzione del “Bene Comune”: l’avidità e l’ansia per il proprio tornaconto non uniscono mai le persone, perché di fronte ad esse il problema è “se ce l’hai tu non ce l’ho io, se ce l’ho io non ce l’hai tu” e questa differenza è fonte di divisioni. Se invece concepiamo la vita come la costruzione di un progetto, di “una torre”, allora tutti hanno bisogno delle competenze di tutti, necessarie per costruire la torre: falegnami, muratori, architetti….

La tradizionale settimana sociale dei Cattolici Piacentini ha voluto affrontare proprio il tema del Bene Comune, inteso non come la somma degli interessi individuali, ma come il bene di tutto l'uomo e di tutti gli uomini, intorno alle grandi questioni che interrogano la nostra attualità. Il tutto con il contributo di personalità di spicco nel panorama ecclesiale, sociale, politico ed artistico quali mons.Brambilla, preside della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano, Savino Pezzotta, noto per il suo impegno politico e sindacale, Vinicio Capossela, cantautore, e Paolo Rumiz, giornalista e scrittore.

Il messaggio rivolto a tutti i cattolici è che oggi più che mai è necessario “esserci da cristiani”: nella vita civile, nella vita sociale e nella vita parrocchiale.

La complessità dei tempi che stiamo vivendo, caratterizzati dal pluralismo sia etnico che religioso, spesso rischia di essere avvertita come un problema,  un ostacolo insormontabile al futuro sviluppo del mondo.

La storia della Chiesa, invece, sin dai suoi albori ci racconta l’esatto contrario: è stato proprio l’incontro con nuove etnie e religioni a far si che il cristianesimo potesse diffondersi. Gli scritti degli atti degli apostoli ci insegnano che attraverso la prudenza, la mitezza, la disponibilità a confrontarsi, la tensione alla salvaguardia della libertà e della dignità delle persone, è stato possibile far sì che il messaggio evangelico desse un importante contributo non solo per la vita di coloro che lo avevano abbracciato ma, grazie alla testimonianza data nell’impegno sociale e civile da questi ultimi, ha portato importanti trasformazioni storico-politiche che hanno giovato al cammino di tutta l’umanità.

Ecco perché oggi è ancora una volta e prima di tutto tempo di annuncio: prima di essere politici, volontari, lavoratori, genitori o figli, dobbiamo essere cristiani e far risuonare in tutti gli eventi della nostra vita la Parola di Dio.