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Un educatore racconta l'esperienza di San Martino

È una sensazione strana da descrivere… Ci si trova lì, in mezzo a tante persone, in un cerchio buio illuminato solo da poche deboli candele. Vorresti resistere, continuando a fingere che la cosa non ti faccia male, eppure la maschera ti si strappa via brutalmente. Vorresti non piangere, ma le emozioni sono troppe e tu sei un vaso troppo piccolo per contenerle. Così resti nudo e le tue debolezze e i sentimenti sono lì, davanti a tutti. Certo è buio, ma l’oscurità non è sufficiente a celare i tuoi occhi che luccicano o la lacrima che non sei riuscito a trattenere perché stavi per tornare a casa.

Così si è conclusa l’esperienza della vacanza parrocchiale dalla I alla IV superiore a San Martino di Castrozza dal 13 al 22 luglio. “Esperienza” è il giusto termine per un San Martino particolare, denso di relazioni e persone che fanno emergere ciò che hanno dentro. I ragazzi di questa generazione che amo definire “di sentimenti” si sono confidati, hanno mostrato la voglia di fare riuscire l’esperienza ed essere loro stessi.

San Paolo con le Sue lettere ci ha accompagnati nel viaggio del quale è impossibile definire un tema, perché ci ha permesso di toccare molti aspetti della vita dei ragazzi, ma anche degli educatori. È stato un bellissimo viaggio per tutti, con un messaggio evidente: nel viaggio di conversione che siamo chiamati a vivere non pretendiamo di essere alla meta, ma offriamo le nostre debolezze nelle grandissime mani di Dio. Per radicare la propria vita in Cristo, infatti, basta fare una cosa semplice, piccola, banale in ogni passo, enorme nel suo complesso…

Basta camminare…