Lourdes, la compassione della sofferenza umana
La testimonianza di un medico nel pellegrinaggio dell’Unitalsi
Da qualche anno a questa parte, in vista del pellegrinaggio a Lourdes, con l’UNITALSI, mi preparo, rileggendo e meditando la lettera, tratta da “Mia cara Parrocchia”, “Lourdes, Beatitudine dei poveri” dell’ottobre 1985.
…”Lo so che per molti Lourdes è sinonimo di una religiosità che sembra nascere dalla paura e dalla insoddisfazione che spinge a cercare rifugio nei miti del sacro, piuttosto che impegno nel concreto della storia quotidiana dell’uomo e non mi sento di escludere che tra i milioni di persone che ogni anno vanno pellegrini a Lourdes da ogni parte della terra, vi sia chi vi è condotto da motivazioni come queste.
Non lo escludo, ma non me ne scandalizzo. Chiedo piuttosto a chi se ne fa meraviglia, da dove cominci un impegno concreto, nella storia di un uomo, se non dall’uomo così com’è, da quello che chiamerei il suo mistero interiore e da quella che è la sua situazione oggettiva sia personale che sociale.
A Lourdes non succede comunque nulla di diverso da quanto accadde duemila anni fa in Palestina. Gesù si trovò sommerso da moltitudini sospinte da ogni genere di problemi e di attese. Il Vangelo è il racconto di questo umanissimo incontro; il suo atteggiamento non assume mai delle intonazioni puritane. Il suo rapporto con la gente fu tutto permeato dalla pietà e dalla “compassione” nel senso di “patire insieme”, condividere; non temette neppure che l’identità della sua missione ne venisse travisato. Per Lui la malattia, la sofferenza, la fame, l’oppressione, la morte erano problemi umani reali, non meno dei disordini morali delle persone. E la solitudine, la fragilità psicologica e spirituale che ne derivano, fino all’angoscia e al desiderio drammatico di essere liberati, non solo erano comprensibili ma legittimi e sacrosanti. C’era in Gesù la coscienza che l’uomo non è diviso, scomponibile in settori, ma è un’unità, un tutto, che esige di essere preso sul serio così com’è. La sua accoglienza della condizione umana è stata senza limiti e senza riserve.
Solo dal di dentro di questa accoglienza e di questa compassione, ha cercato, con la dovuta gradualità di educare le persone ad andare a fondo nella loro condizione e a capire quale era il bisogno vero ed ultimo di cui ogni situazione contingente era segno. Lourdes non è niente di diverso”….
Con questo bagaglio anche quest’anno mi sono accinto al pellegrinaggio.
A Lourdes il primo incontro è stato con il tema di riflessione suggerito per i pellegrini per questo 2009 “ Il Cammino di Bernadette” ed il percorrere insieme la via della sua santità.
L’inizio è proprio lì alla grotta dove, l’11 di febbraio, nel corso della prima apparizione (sono le parole di Bernadette): ” Misi la mano nella tasca; lì trovai il mio rosario. Io volevo fare il segno della croce; non potei portare la mano alla fronte; la mano mi cadde. La Visione fece il segno della croce. Allora la mia mano tremava; riprovai e fui in grado” E’ proprio “Aquerò” (Quella) che ci insegna quale sia l’inizio: Gesù Cristo ed il Suo Messaggio.
Maria è spesso considerata la catechista di Bernadette, Colei che riuscì là dove la nutrice di Bartrés aveva totalmente fallito, Colei che la preparerà alla Prima Comunione. Se Maria è la catechista di Bernadette, la sua catechesi comincia con un gesto che va immediatamente all’essenziale. “io credo che è la Santa Vergine che le ha insegnato la sua teologia nel segno della croce e che glielo fece fare così perfettamente in modo da renderlo oggetto di ammirazione per tutti coloro che lo videro fare alla Serva di Dio per tutta la sua vita”(Jacques Perrier, vescovo di Tarbes-Lourdes).
Il cammino prosegue poi con la meditazione sulla santità di Bernadette che non deriva automaticamente dalle apparizioni, ma dalla scelta di vita che Bernadette effettuerà diventando suora, infermiera, catechista per le consorelle, malata….
L’incontro è continuato quindi nel corso dei vari momenti del pellegrinaggio con i santi della Chiesa di Dio, ce ne sono tanti a Lourdes: tutti quei santi e sante che non fanno cronaca, che in nessun modo arrivano alla notorietà, ma che riempiono le nostre case, le nostre comunità, la nostra società e tutti gli ambiti in cui si svolge la sua vita, persone che vivono la santità del quotidiano e molto spesso vivono non il martirio di un momento, ma il martirio di una vita intera spesa al proprio posto in perenne attitudine di amore e di donazione di sé, il martirio di una malattia cronica, evolutiva, pressante, angosciante; tante mamme papà che vivono in “pura perdita” soprattutto per i loro figli (quanti ne ho visti a Lourdes!), tante persone che la loro santità la costruiscono e la donano ovunque, nel lavoro, nell’impegno sociale, nell’assistenza volontaria e gratuita (molti sono coloro che pagano, anche in solido per fare i volontari!) ai fratelli infermi, soli, anziani, poveri.
Se questo mondo sta in piedi, se non crolla sotto il peso di tutto il male che lo percorre, e delle volgarità che lo deturpano è per queste persone “normali” che contribuiscono, malgrado tutto, a renderlo ancora, almeno in parte, vivibile. E di ciò dobbiamo rendere grazie.
Un ulteriore punto di riflessione è stato suggerito a medici, infermieri, assistenti spirituali, religiosi, addetti della CRI (in un incontro ristretto) dal nuovo responsabile da pochi mesi del Bureau Medical Dr. De Franciscis: è la definizione che tutti coloro che si interessano del benessere dei malati, dei pellegrini e comunque di tutti coloro che hanno i bisogni più diversi, siano “ministri di vita”.
Certamente è una definizione gratificante, ma al tempo stesso gravosa che induce a meditare sulla vita da vivere non solo in ambienti eccezionali, come i luoghi di pellegrinaggio, ma anche nelle realtà quotidiane.
Sono convinto comunque che le riflessioni effettuate a Lourdes, luogo di miracoli, certamente, ma anche di guarigioni dalle malattie della vita, abbia trovato buon terreno in tutti coloro che hanno vissuto questo periodo di grazia e che abbia rafforzato in tutti il desiderio di santità (…dacci oggi il Nostro Pane quotidiano…).
Ora veramente incomincia il pellegrinaggio, camminiamo insieme secondo le indicazioni del messaggio di Lourdes: “Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
Tino Testa