Vita diaconale di Giovanni
DIACONO GIOVANNI BRICCHI
“Educare alla fede per condividere la gioia di una vita cristiana”
Si può sintetizzare in queste parole lo spirito che ha animato l’intera vita di Giovanni Bricchi, persona semplice e fornita del solo diploma di scuola elementare ma ricca di Speranza cristiana che ha irradiato a tutti coloro che l’hanno conosciuto nella sua vita semplice ed operosa.
Nasce a Fiorenzuola nel 1912 e vi risiede, salvo una breve parentesi, fino alla morte sopraggiunta nel 1992. Alle sue esequie Don Giovanni Vincini che lo aveva conosciuto e seguito nel cammino diaconale lo chiamerà “il discepolo che Gesù tanto amava” sfruttando l’omonimia con San Giovanni apostolo ed evangelista.
Si addice proprio a Giovanni Bricchi il paragone con un discepolo fedele e sensibile, innamorato di Gesù fino a seguirlo sulla via dolorosa e accettarne l’eredità per condividerla con chiunque avesse incontrato.
Ricevuti dalla famiglia le basi ed i saldi principi religiosi Giovanni si avvia giovanissimo al lavoro, prima come apprendista e poi come operaio alla “fabbrica del ghiaccio”. Successivamente viene assunto alla “Petroli d’Italia” e infine all’Acquedotto comunale ove svolge sia funzioni di meccanico sia funzioni esattive, visitando in pratica tutte le famiglie della città per la riscossione delle bollette.
Di questo suo andare di casa in casa ne farà una vera e propria missione continua. Entrando nelle famiglie con affabilità e cortesia conquisterà la simpatia di tutti che saranno ben disposti ad accettare le sue parole di incoraggiamento, i suoi consigli, i suoi brevi ma incisivi insegnamenti.
Il lavoro manuale non gli aveva impedito di formarsi una cultura come autodidatta, specialmente in campo religioso. La lunga militanza nell’Azione Cattolica, nella quale era entrato a far parte l’8 dicembre 1927 e di cui conservava gelosamente la prima tessera con il motto “PREGHIERA, AZIONE, SACRIFICIO” , aveva sviluppato in lui il senso dell’apostolato.
All’Azione Cattolica rimase fedele tutta la vita, anche dopo il 30 maggio del 1931 data in cui arrivò al parroco un telegramma nel quale, per ordine del regime, si imponeva di sciogliere i circoli cattolici e di portare in caserma il gagliardetto della sezione.
Come l’Azione Cattolica l’aveva aperto all’apostolato l’appartenenza al Gruppo Vincenziano l’aveva affinato verso le sofferenze del prossimo. Con la fattiva collaborazione delle sorelle Vincenza e Paoletta, Giovanni era un vero motore della carità. Arrivava ovunque fosse segnalato un bisogno e la sua casa di via Teofilo Rossi, ove ora abita solo l’anziana sorella Paoletta è tuttora un punto di riferimento per antiche e nuove povertà.
Giovanni era dotato di un carattere mite ed affabile, ma la spiegazione più adeguata della sua personalità era il suo rapporto con Dio, la sua vita interiore, la forza dello Spirito che lo conduceva ad essere sempre se stesso ovunque: nel lavoro, nella famiglia, in parrocchia, sempre animato dallo stesso spirito cristiano, sempre illuminato dalla fede.
A partire dall’amore di Dio amava il prossimo con una dedizione senza risparmio. Un “essere di Dio” che lo rendeva totalmente libero. Aveva la capacità di armonizzare, come in un’unica vocazione, la pluralità degli impegni e delle appartenenze. Sempre intento a promuovere tutto il bene possibile, con speranza indomita, con l’invincibilità dei piccoli del Vangelo che sono santi nel quotidiano.
La sapienza dello spirito gli faceva gustare le cose belle e lo riempiva di stupore. Del suo cammino di servizio all’interno della Chiesa egli era solito ricordare tre tappe decisive: quando fu fatto catechista, quando fu fatto ministro straordinario dell’Eucarestia e quando, il 20 settembre 1987, fu ordinato diacono permanente. Il conferimento di questo ministero può essere considerato il coronamento di tutta una vita vissuta in Dio e messa al servizio di tutti con gioia e ed entusiasmo.