Convegno di studi delle Acli ad Orvieto

Convegno di studi delle Acli ad Orvieto

 

VIVERE LA SPERANZA NELLA SOCIETA’ GLOBALE DEL RISCHIO

 

“Stiamo vivendo momenti storici straordinari. Mai l’umanità si è trovata ad affrontare problemi cosi complessi, spesso così contrastanti e radicali (…) D’altra parte, proprio una situazione come questa richiede gente capace di speranza, intesa come anticipato possesso del futuro: possiedo già ciò che ora non vedo”. Così il card. Tonini nel suo intervento al convegno di studi delle Acli: “Vivere la speranza nella società globale del rischio”.

Le Acli hanno rilanciato il tema della speranza come condizione essenziale dell’impegno politico nella società globale del rischio. Speranza che diventa politicamente importante nel momento in cui, da atteggiamento individuale e interiore, si trasforma in fattore sostanziale e condiviso nella società e si fa strumento per riappropriarsi del proprio futuro altrimenti nelle mani di quei politici che, cavalcando le paure e le insicurezze di molti, colonizzano e dettano le scelte politiche (basti pensare alla crisi dell’Onu e alla guerra preventiva o alla situazione di emergenza democratica che da qualche tempo viviamo in Italia).

Riascoltare dunque la voce della speranza.

 

Ma come? Da dove cominciare?

 

Non possiamo che cominciare da noi, correndo i nostri rischi e assumendoci le nostre responsabilità; non possiamo continuare a nasconderci, a giustificare i nostri comportamenti perché “tanto sulle grandi questioni non possiamo fare niente”.

Cominciare da noi dunque, dal nostro stile di vita, dalle nostre scelte di consumo, dalle nostre relazioni con gli altri, perché, se tutto oggi si è fatto interdipendente, anche il modo con cui conduciamo la nostra vita non è irrilevante: abbiamo un potere, residuale certamente, ma l’abbiamo.

Pensare globalmente e agire localmente perché è lì dove possiamo incidere, cambiare, trasformare, e per farlo è necessario che questo riappropriarci delle nostre responsabilità sia condiviso con altri attraverso la creazione di legami, di momenti di coesione sociale che siano duraturi nel tempo e capaci di lasciare tracce nella nostra comunità.

In quest’ottica il convegno di Orvieto ha iniziato a esaminare quelle che già oggi possiamo considerare le grandi sfide della nuova società globale (che approfondiremo in articoli successivi) tentando di interpretarne rischi e speranze.

  • La sfida bioetica: ridire ciò che è bene e ciò che è male.
  • La sfida mediatica: verso un consumo critico dell’informazione.
  • La sfida delle risorse: l’acqua un bene pubblico, l’idrogeno il nostro futuro.
  • La sfida multiculturale: costruire la fragile architettura della convivialità.

La riflessione su questi temi ha portato a scoprire che la speranza è nei piedi del pellegrino. E’ lei che ci fa vivere il cammino come una “benedetta inquietudine”. La speranza cristiana chiama ad essere liberi, ad oltrepassarci, a trascenderci.

Allora creiamo una grande rete della speranza! Cominciamo da noi, prendiamoci i nostri rischi, non domani, oggi!

 

Non darci pace!

 

“Finché siamo inquieti, possiamo stare tranquilli” dice lo scrittore Julian Green ed è questo l’augurio del presidente Luigi Bobba alle Acli: essere tranquille perché inquiete.

“Inquiete perché la Risurrezione è un fatto che invita a non dimenticare il domani, ma a fare irrompere il futuro nell’oggi e ci impone gesti di trasformazione e liberazione.

Inquiete perché il fuoco della nostra missione, che è fare storia nel quotidiano, dentro la grande storia umana, non venga mai meno.

Inquiete perché di fronte al buio di tante vite martoriate, distrutte, ferite o semplicemente non lasciate sbocciare, non restiamo indifferenti, non ci voltiamo dall’altra parte. Inquiete perché questa nostra Chiesa, che sentiamo come compagna di viaggio nell’avventura cristiana e che vogliamo servire, sia segno del Mistero e annuncio della salvezza.

Inquiete per questa nostra politica italiana che ha bisogno di essere inquietata, ha bisogno di una scossa, di uscire dal chiacchiericcio, dalla delegittimazione reciproca, ha bisogno di intercettare le nuove domande dei cittadini, di non smarrirsi dietro l’ultima dichiarazione, ma di avere una visione per il Paese.

Inquiete perché non abbastanza fedeli alla nuova missione: che tutti gli 800.000 aclisti afferrino questa nuova bandiera, la voglia di giocarsi la vita insieme, investendo in fiducia nelle relazioni, nella città, nell’Italia, nell’Europa, nelle Nazioni Unite, nel mondo.

Inquiete, finché non vedremo dei segnali robusti di questa globalizzazione responsabile, finché i processi di democratizzazione della globalizzazione non corrano veloci, finché la globalizzazione della democrazia non sarà compiuta.”

Che questo augurio sia anche per noi, perché la sfida è grande e difficile, ma bella e alla nostra portata.

Roberto Agosti

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