Un prezioso atto notarile del 1214

Tra i documenti dell'archivio parrocchiale un prezioso atto notarile del 1214

 

RITROVATA PREZIOSA PERGAMENA

 

Una viva immagine della campagna di Fiorenzuola emerge dall'importante documento storico pievano scoperto dal Prof. Massimo Pallastrelli

 

 

E' il giorno della Commemorazione dei defunti dell'anno 1214. In una località della campagna di Fiorenzuola chiamata Mandria, situata presso le ghiaie del torrente Arda, un crocchio di persone spicca in un campo delimitato da una cinta; una di queste parla animatamente disegnando nell'aria, con le mani, incomprensibili segni e talora indicando punti lontani ed invisibili. Cosa sta succedendo?

Tutti i particolari del "quadretto" descritto possiamo ritrovarli nelle "Considerazioni storiche in relazione ad un antico documento pievano" che lo storico Massimo Pallastrelli ha riportato alla luce durante una ricerca nel nostro archivio parrocchiale. Nell'intento di mettere al corrente i lettori dell'interessante contenuto, diamo qui una sintesi delle "Considerazioni storiche" dello studioso.

 Il personaggio che sta animatamente parlando è un certo Grazio, fittavolo della Pieve; sta mostrando al chierico e massaro della Pieve Giovanni Settecapre, in modo chiaro e inequivocabile, la reale situazione patrimoniale di cui egli, come custode degli interessi della sua chiesa, deve essere informato: individua le terre che ha in fitto dalla Pieve, specificando per ognuna l'entità del fitto, le misure, i confini e la natura produttiva dei terreni. Questa ricognizione sul campo avviene alla presenza di tre testimoni: di fronte al prete Alberto Toperto, al prete Ugone e ad Airoldo. Perché tutta l'operazione sia giuridicamente valida e duratura ecco presente anche il notaio, l'espertissimo Gandolfo.

Questi ed altri personaggi non potevano certo immaginare che quell'atto che si accingevano a porre in essere quel giorno dei Morti si sarebbe conservato ottocento anni per divenire fonte di informazione storica. Il documento espone a questo punto tutti i dati ed i calcoli delle superfici degli appezzamenti di terreno in modo meticoloso e circostanziato. Questi calcoli, solo all'apparenza oziosi, ci dicono in realtà che le misurazioni antiche erano assai rigorose e veritiere e presupponevano pertanto una direzione del patrimonio pievano serissima ed efficiente, oltre che la collaborazione di misuratori esperti e capaci. Proprio dal nostro documento veniamo a sapere che dette misurazioni erano affidate all'esperienza e al rigore dei notai; costoro, all'epoca, esercitavano anche l'arte della misurazione e del calcolo agrario, come professionisti la cui preparazione tecnica e culturale era da mettere a frutto il più possibile.

Ma la nostra pergamena ci dice altre cose. Emerge l'idea di una campagna, intorno a Fiorenzuola, che già nei primi anni del Duecento ha assunto la conformazione di un territorio ordinato e lavorato, fatto di prati, vigne, coltivi, che ormai hanno cacciato indietro il bosco, la sterpaglia, l'acquitrino, che erano i soli padroni della Pianura padana fra X e XI secolo.

Ora la terra è vissuta come fonte di beni strettamente connessa a processi di direzione e di lavoro volti a migliorarne le condizioni e a razionalizzarne i frutti. Sono finiti i tempi in cui i toponimi (= nomi dei luoghi) altomedievali attestavano la presenza di aree boscose e selvatiche attraversate da corsi d'acqua minacciosi (nel Mantovano si cita un Rivum Diluvii) ove è difficile pensare che gli uomini non temessero per loro stessi, nonostante la consuetudine con un simile paesaggio primitivo. E al posto di coloni e di porcari dagli indicativi nomi di Lupus, Ursus, Belua etc., frequenti fra X e XI secolo, ora compare un Gratius (gradito, caro, nome affermatosi già nei primi ambienti cristiani con riferimento alla grazia divina) che sembra ingentilire un contesto agrario già di per sé sufficientemente rassicurante e definito.

Andrea Masini

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