Il viaggio di Don Gianni Cobianchi

Il viaggio di Don Gianni Cobianchi

 

COLOMBIA: ANDATA E RITORNO!

 

Non ho potuto sottrarmi al desiderio e all’impegno di visitare l’“Hogar” [villaggio] Divino Amore di Aguachica, in Colombia. Volevo vedere i bambini che aiutiamo dall’Italia. “Gli anni passano, i bimbi crescono…” Il pericolo per noi sta proprio nel non accorgerci del cambiamento delle loro piccole vite.

Le notizie dalla Colombia non erano troppo confortanti. Ma dalle suore che danno l’anima per i bambini, mi è stato detto: “Noi siamo nel fuoco, ma non bruciamo”… dove è evidente il riferimento biblico al profeta Daniele.

Ed eccomi in volo sull’aereo della “Iberia” verso Madrid-Bogotà; poi volo interno Bogotà-Bucaramanga. Quindi tre ore di macchina: Bucaramanga-Aguachica. E qui l’impatto con la realtà! Sono 58 i bambini che hanno potuto essere accolti. Incontro vecchi amici e volti nuovi, anzi nuovissimi come le due gemelle di un anno e mezzo, che nel vedermi sono scoppiate in un pianto dirotto e sono fuggite, ma che poi ho conquistato con una caramella e mi sono venute in braccio.

Costruiscono barchette, aeroplanini di carta e aquiloni: si divertono con una palla bucata, corrono su un grande prato verde, bagnato finalmente dalle piogge invernali.

La sera, il cortile, inondato di luce, diventa teatro di uno spettacolo festoso: il gioco è vita per loro! Prima di dormire, i bambini non litigano più. Li ho visti giocare, studiare, mangiare, ballare e pregare. E mi sono convinto dell’importanza di questa opera, così necessaria nella città calda, turbolenta, come segno e testimonianza della possibilità di convivenza, di pace, e di solidarietà.

La vita qui “è buona”. Purtroppo il clima sociale e politico del Paese non è così. Basta guardare “il noticiero” nazionale, il telegiornale: bombardamenti sulle colonne dei guerriglieri, delle “Farc” e dell’ “ELN”; attacchi improvvisi dei guerriglieri; sequestri; granate che scoppiano nella Capitale

Ma anche nell’ambiente cittadino si avvertono problemi seri, pericoli, paure. La situazione si sta facendo drammatica. Soprattutto perché sembra che non ci sia una via d’uscita, sembra che sia morta la speranza. La guerriglia è un po’ dovunque. I para-militari si fanno notare per la loro violenza. Il dialogo voluto dalla Chiesa non decolla. Solo vaghe promesse.

E la povera gente soffre!  Proprio in questi giorni, un sacerdote è stato ucciso. La persona non conta più. Anche cinquanta euro bastano per convincere un ragazzo ad uccidere. Le donne in Colombia sono scese in piazza per chiedere la pacificazione, la smilitarizzazione della vita civile. Purtroppo le spese militari sono raddoppiate, le forze militari del governo sono aumentate, l’aiuto americano è cresciuto. Ma sono ben undicimila i ragazzi strappati alle famiglie e costretti a fare i soldati e a sparare.  Eppure bisogna continuare a resistere e a sperare!

 Il nostro villaggio è sorto e vive per questo: perché i bambini possano vivere nella pace, affrontare con fiducia la vita. Sono cinque le suore colombiane che collaborano con sr. Maria Dina. Sr. Celina lavora all’asilo, sr. Rosa e sr. Mercedes insegnano nella scuola elementare, suor Roçio fa catechesi nelle scuole secondarie, suor Else si prende cura della casa, dei malati, dei frequenti funerali. Sr. Maria Dina ha sulle spalle la cura di tutto il villaggio. Il servizio della parrocchia è affidato a loro. Per sovvenire alle necessità del villaggio ci si è impegnati con una “finca” [un podere] per poter ottenere verdura, frutta, per allevare pollami, avere un po’ di carne, latte e uova. La vita costa, le spese sono pesanti: settanta persone vivono con il “villaggio”.

L’esperienza nuova mi ha arricchito: il coraggio, il lavoro, la dedizione delle suore sono esemplari; la gioia contagiosa dei bambini e il comitato di famiglie che appoggiano l’Hogar, il contatto con i ragazzi delle scuole superiori cui ho parlato con la traduzione della suora e che ho visto tanto interessati, ci fanno sperare per il futuro.

Dios te salve, Colombia!  L’augurio che nasce spontaneo ora, che non incuta più terrore l’uomo fatto di terra (sal 9) e che i nostri aiuti, di cui Aguachica è riconoscente possano continuare a fare bello e sereno il nostro villaggio.

Don Gianni Cobianchi

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