Editoriale

(Editoriale)

 

Nel dolore, guardare al Crocifisso

 

PERCHE’ QUEL GRIDO?

 

La sofferenza abissale di Dio confitto in croce è il riferimento per entrare, almeno un poco, nel mistero della sofferenza degli uomini.

Venerdì Santo! …Quelle tre ore di Gesù sulla croce! …

Gesù è abbandonato dagli uomini, dalla folla osannante tante volte gratificata della sua Parola, dei suoi miracoli, del suo perdono, è abbandonato anche dai suoi discepoli.

Dopo aver offerto misericordia ai suoi carnefici, dopo aver aperto il Paradiso al buon ladrone, dopo aver donato la sua madre e finalmente il suo corpo ed il suo sangue, già misticamente dati nell’ultima cena, gli rimaneva la divinità.

Gesù era ancora intimamente unito al Padre.

Ma allora, come insegna San Paolo, avviene lo spogliamento completo, lo spogliamento della sua divinità.

Leggiamo il vangelo: “Dall’ora sesta all’ora nona si fece buio su tutta la faccia della terra e all’ora nona Gesù gridò a gran voce: <<Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?…>>”.

Un grido! E’ qualcosa di inarticolato! Il grido di un Dio!…

Il Padre si è sottratto. Per farci figli di Dio, Gesù si priva del sentimento di essere Lui, il Figlio di Dio. Per introdurci nella sua casa, si priva in quell’istante, del cielo.

L’ora nona è stata l’ora della tenebra, dell’aridità immensa dell’anima, del nulla infinito. Allora, per Gesù non ci fu nessun sollievo, nessun conforto.

Perché quel grido?

Gesù Uomo-Dio, ridotto per amore a straccio, a rifiuto, a verme, a vergogna, al “nulla”… , estromesso dal cielo e dalla terra, “figlio di nessuno”… solo, di una solitudine assoluta, che confitto in croce gridava per il suo abbandono…

Forse in questi giorni non abbiamo sentito il “grido” di dolore, che covava impalpabile nell’aria a Fiorenzuola… Ma il “perché” affiorava continuamente dai nostri cuori… Cercavamo tutti una spiegazione.

La Chiesa ci ha additato Gesù, crocifisso e abbandonato!

Perché noi potessimo seguirlo, perché noi sapessimo portare la nostra croce, perché imparassimo poco a poco, a farci vicini ai dolori, alle prove, alle angosce dei nostri fratelli, perché apprendessimo “a contattare” il dolore diffuso su tutto il mondo, perché noi ci facessimo preghiera.

Il salmo 27 dice: “A te grido, Signore, non restare in silenzio, mio Dio. Ascolta la voce della nostra supplica, quando ti grido aiuto, quando alzo le mani verso il tuo santo tempio. Afflitto e sfinito all’estremo, ruggisco per il fremito del mio cuore. Signore, il mio gemito, a Te non è nascosto”

Ecco, noi ci troviamo in questa situazione. Si è oscurato il cielo sopra tutti noi. Ma noi sappiamo che Gesù conosce il nostro dolore, sappiamo che “il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito” (Salmo 33).

Gesù è capofila della nostra umanità in cammino verso la patria definitiva. Gesù si fa compagno a tutti noi, nel nostro oscuro pellegrinare. Gesù ci spinge oltre il Calvario, verso la Pasqua, verso il giorno senza tramonto.

Apriamo il nostro cuore alla speranza che Gesù ci offre.

“Amiamoci, fratelli”, asciughiamo le lacrime di chi piange. Noi siamo portatori di una sconvolgente certezza.

Su questa terra, abbiamo una vita sola, e breve … Ma poi… il Paradiso... poi sempre con lui, Gesù nostro Dio e nostro fratello, in cielo. Poi tutti uniti, un cuore solo, un’anima sola nella festa senza fine.

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