Angela Bazzinotti: "La mia esperienza nel gruppo Unitalsi"

Non ero mai stata a Lourdes. Grazie all’invito di un amico, il presidente dell’UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporti Ammalati A Lourdes E Santuari Internazionali) di Bologna, ho partecipato al pellegrinaggio dell’Unitalsi dell’agosto scorso.

E’stata un’esperienza talmente intensa che è difficile trovare parole in grado di esprimere le emozioni provate. Ricordo di aver visto durante il lungo viaggio piccoli grandi gesti di amore gratuito: barellieri, crocerossine, dame, medici erano al servizio dei malati e dei bisognosi. Ho visto giovani ed adulti felici di assistere i malati, familiarizzare con loro, affrontare la fatica con serenità come se fosse una grazia poter servire gli altri.

A Lourdes avviene un ribaltamento di prospettiva: i piccoli diventano grandi, gli ultimi diventano i primi. Questo è un miracolo, un miracolo che tutti, pellegrini, malati, assistenti possono testimoniare. Ad ognuno viene consegnato qualcosa di prezioso da portare nel cuore per poi trasmetterlo e farlo crescere nella propria realtà.

Impressa nel mio cuore è rimasta la Processione aux flambeaux: ogni fiaccola accesa era il segno tangibile che l’uomo cerca Dio, quel volto che trasforma la vita.

Davanti alla Grotta, al cospetto di Maria, ci si apriva agli altri, si pregava per gli amici, si preferiva al proprio il bene altrui: sono i miracoli dello Spirito.

Dopo questo pellegrinaggio ho cominciato a conoscere la realtà dell’ Unitalsi di Fiorenzuola, a stimare le persone che la compongono e che da anni accompagnano i malati e i pellegrini a Lourdes. E’ un gruppo numeroso, che lavora in stretta collaborazione con la sottosezione di Piacenza.

Durante l’anno vengono offerte diverse opportunità di incontro, di preghiera, di formazione, di svago. Recentemente ho partecipato all’incontro con i gruppi dell’ Unitalsi della diocesi di Piacenza che si è svolto alla Bellotta di Pontenure. E’stato un momento di confronto, di condivisione, di fraternità.

L’Unitalsi non organizza solo pellegrinaggi a Lourdes, ma anche a Loreto, San Giovanni Rotondo, in Romania, a Banneux, a Fatima, a Nevers.

Desidero sottolineare un aspetto importante di questa associazione ecclesiale: ogni Sezione e Sottosezione riceve dalla Chiesa un sacerdote che l’assiste durante i pellegrinaggi, affinché ammalati, assistenti e pellegrini possano trovare una guida spirituale per crescere nella fede.

Vorrei ricordare le parole di mons. Guiscardo Mercati, Assistente regionale dell’ Unitalsi dell’Emila Romagna, che ha concelebrato l’Eucarestia in occasione della festa Patronale di Fiorenzuola: “La malattia accompagna la natura dell’uomo. Ognuno può essere o l’infermo o colui che, per forza degli eventi, è chiamato ad accompagnare il malato”.

Concludo con un invito ai giovani perché si avvicinino all’ Unitalsi che da anni opera al servizio di ammalati, anziani, disabili.

Chiunque desiderasse avere ulteriori informazioni sulle iniziative previste per il 2007 può rivolgersi alla segreteria parrocchiale

 

In pellegrinaggio a Lourdes con l'UNITALSI

Da "L'Idea" Luglio/Agosto 2007

Un pellegrino cammina sempre verso una meta precisa, ha chiaro l’obiettivo dove vuole arrivare. Questo lo sapevano bene le persone che dal 2 all’8 giugno hanno vissuto il pellegrinaggio a Lourdes con l’U.N.I.T.A.L.S.I. dell’ Emilia Romagna, per noi organizzato dalla sottosezione di Fiorenzuola. Ma qual è la motivazione che spinge a mettersi in viaggio? Giungendo alla Grotta di Massabielle, luogo delle apparizioni della Madonna alla giovane Bernadetta, guardando attorno e vedendo migliaia di ammalati accompagnati da dame e barellieri, la risposta più immediata può trovarsi nel desiderio di ottenere la grazia della guarigione fisica. Ma quando ci si accosta, si entra in relazione con loro, ci si accorge che è un altro tipo di guarigione che la gente desidera, ed è proprio quella spirituale, interiore, la conversione del cuore.

A Lourdes ogni pellegrino porta il proprio vissuto, ricco di gioie e di sofferenze, di dubbi e di speranze e, preso per mano da Maria, viene condotto al suo Figlio Gesù.

Durante il pellegrinaggio ho vissuto forte l’invito a sentirmi in comunione con le sorelle e i fratelli che vivono il mistero della sofferenza, ad affidarli alla protezione materna di Maria.

E quando guardavo negli occhi i tanti volontari, un grande senso di gratitudine mi nasceva nel cuore, perché vivono il loro servizio con gratuità, con dedizione e con gioia.

Ora che siamo tornati nella nostra quotidianità, l’invito è quello di continuare a vivere l’amore nelle piccole e grandi occasioni, di essere attenti a chi è nel bisogno e di essere segno di comunione e di fraternità.

Prossimo appuntamento a Lourdes in agosto. Per informazioni e iscrizioni rivolgersi alla segreteria parrocchiale.

sr. Irene

Com'è nata l'U.N.I.T.A.L.S.I. a Fiorenzuola

Il racconto di chi si è sentita ‘chiamata’ ad iniziarla. Giuseppina Scotti Giacobbi.

Da sempre sono devota alla Madonna, in particolare venerata come Vergine di Lourdes. Negli anni ho fatto diversi pellegrinaggi e sempre mi sono sentita toccata dai tanti ammalati in carrozzina, accompagnati dai volontari. Nel 1980 mi trovavo a Lourdes ed ebbi l’occasione di conoscere l’ U.N.I.T.A.L.S.I. (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati Lourdes Santuari Internazionali); subito compresi che era l’associazione adatta a me. In quel tempo lavoravo ancora come infermiera presso l’ospedale di Fiorenzuola e quindi non potevo farne parte, ma una volta in pensione ci sarei approdata. Infatti, nel 1990 un’amica, Germana Lommi, veterana dell’esperienza, mi accompagnò nella sede di Piacenza –sottosezione di Bologna, dove mi iscrissi.

L’Associazione è nazionale, ma ogni regione organizza i propri pellegrinaggi. Per l’Emilia Romagna i treni si formano a Rimini e fanno sosta nelle diverse città di cui ultima è Piacenza. Su questi treni viaggiano pellegrini, ammalati, medici, infermieri, religiosi e religiose, dame e barellieri. C’è la vettura-cucina, la vettura per la preghiera con il SS. Sacramento sempre esposto, la vettura-barellato dove gli ammalati gravi sono costantemente assistiti da medici e infermieri, e poi tanti altri servizi necessari. Gli aerei, invece, partono da Bologna o da Parma con lo stesso servizio. Per diversi anni ho partecipato come infermiera al pellegrinaggio di giugno; nel 2001 partecipai anche a quello di agosto con il mio Fabio. Erano le 23.30 e, con tutti i partecipanti della Provincia, mi trovavo in stazione a Piacenza in attesa del treno, quando arrivò il Vescovo, mons. Luciano Monari per impartire la benedizione ai partenti: avvicinandosi a Fabio, lo abbracciò e poi, rivolto a me, disse: “Bene, bene, ci siete anche voi di Fiorenzuola!”. Lessi quelle parole come un segnale che mi restò dentro e che portai davanti alla grotta di Lourdes. Il giorno dopo, durante un ritiro spirituale, accennai al sacerdote che lo guidava, di avvertire questa “chiamata interiore” e lui mi indicò il cammino da percorrere. Tornata a casa andai dal parroco, don Gianni Vincini, e raccontai tutto: sentii tanta comprensione e collaborazione e così cominciai a far conoscere l’associazione ad amici e non. Iniziò così a costituirsi il gruppo unitalsiani nella nostra parrocchia e nei paesi vicini; la voce si diffuse e tante persone si unirono a noi; naturalmente sentendoci aggregati alla sede di Piacenza. Nel giugno del 2002 si formò un bel gruppo ed eravamo pronti per la prima esperienza: tanti volontari, tanti ammalati e tanti pellegrini; con noi anche don Gianni Cobianchi e sr. Anna Adele. Fu un pellegrinaggio molto sentito e partecipato con devozione.

Da sei anni ormai siamo in cammino: gli ammalati e i pellegrini si alternano, ma i volontari sono costanti e tutti gli anni se ne uniscono di nuovi. Mamma Silvana e la figlia, dame in servizio alla mensa, a cui quest’anno si sono uniti il figlio e il nipote come barellieri, diverse coppie di coniugi, come Alberto Tidone e la moglie Nella. È grazie ad Alberto, sempre disponibile, se si è ottenuto che il treno fermi anche a Fiorenzuola. Nella, da anni dama degli ammalati, quest’anno a giugno ha ricevuto l’incarico dalla sede di Bologna di capo-reparto all’ospedale Salus a Lourdes. Ancora, il dott. Umbertino Testa e l’infermiera Angela Chierici, sempre pronti al servizio dei più bisognosi, e tante altre persone generose e disponibili.

Negli ultimi anni, l’aumento delle richieste di partecipazione ci ha permesso di partecipare ad entrambi i pellegrinaggi della sezione emiliano-romagnola, e ad agosto siamo stati contenti della presenza della prof.ssa Fernanda Bassanetti, alla sua prima esperienza con l’UNITALSI. Il prossimo anno si celebrerà il 150° anniversario dell’apparizione della Madonna a Bernardette e si possono prevedere per quella circostanza molte iscrizioni. La Vergine di Lourdes interceda per noi e ci protegga!

Giuseppina Scotti Giacobbi

Una Testimonianza...

Da "L'Idea" Luglio/Agosto 2007

Sono stata a Lourdes con mio marito Marco, che è ammalato da 7 anni. Quando si va a Lourdes accompagnando un malato, si ha nel cuore la speranza della guarigione fisica, poi là, sotto la Grotta, ti guardi attorno e vedi migliaia di malati e allora non puoi pregare solo per te, ti viene spontaneo comprendere nella preghiera tutti i malati.

Maria, che è nostra Madre, ti viene in aiuto perché ti fa capire che le guarigioni fisiche ci sono state, ci sono e ci saranno ancora, ma possono essere solo un segno di una guarigione che è più importante: quella spirituale, perché è quella che ti porterà alla conversione e alla vita eterna. A Lourdes ho vissuto molte emozioni, momenti difficili e momenti di comunione profonda, perché sotto la grotta non vedi la Madonna in carne ed ossa, c'è la statua, ma ne percepisci la presenza e allora vuoi stare con lei il più possibile, perché il desiderio di comunione, di pace e di gioia è seminato dentro di noi e con Lei fiorisce e porta frutto.

Una notte ero molto triste perché Marco non stava tanto bene e mi chiedevo ancora una volta il perché fossi lì a Lourdes, se affrontare un viaggio così lungo fosse stata la scelta giusta e allora ho invocato Santa Bernadette che mi venisse in aiuto, per capire, per avere pace nel mio cuore.

Nel cuore della notte ho sognato Marco ed io giovani, un sogno simbolico in cui mi veniva data una nuova possibilità di incontrare Marco e lo volevo con tutto il mio cuore, perché senza questo incontro dentro mi sentivo vuota, quando mi sono svegliata all'improvviso ho capito! Il messaggio del sogno mi diceva di accettare la malattia di Marco non solo con la testa, ma con il cuore, perché faceva parte di un disegno tutto intero della mia vita. Se non avessi conosciuto Marco, forse avrei evitato la sofferenza, ma avrei rinunciato anche a tutta la bellezza, la gioia che mi ha donato, i figli che sono nati dal nostro matrimonio. Può sembrare assurdo, ma nonostante la malattia dentro mi sento serena, ricca e gioiosa di vivere. Allora accettando l'oggi riesco a celebrare anche il passato e il futuro e vivo con serenità il percorso che mi è stato affidato. L'immagine che mi rimane alla fine di questo pellegrinaggio è che il Regno di Dio è come la vetta del Monte Santo, per arrivarci ci sono tanti percorsi, più facili, più difficili, più corti o più lunghi, ma davanti a Dio sono tutti uguali, distribuiti secondo i propri talenti. Ad ognuno è data l'occasione di intraprendere il proprio sentiero e di percorrerlo nella serenità, nella pace e gioia, perché lo scopo finale è quello di arrivare tutti alla vetta del Monte Santo. La Madonnina di Lourdes ci invita a credere nel suo Figlio Gesù, a credere nella vita eterna e ci dice "Vivi la speranza, la fede e la carità", tutto il resto vi verrà regalato in abbondanza.

Un grazie a Maria, Madre di Dio; un grazie a santa Bernadette e un grazie a tutte le persone che hanno pregato per noi, perché questo bel viaggio si realizzasse.

Enza

Unitalsi a Lourdes 2008

A cura di Tino Testa.

 “La basilica che apre le sue braccia sull’esplanade quasi ad accogliere maree di gente di ogni nazione e condizione, gente che in silenzio impressionante porta nell’anima e nel corpo il proprio sofferto segreto, è come il segno della compassione di Cristo che continua. A nessuno si chiede perché è venuto. E’ come se fosse un’evidenza. E’ venuto perché è un uomo e l’uomo ha sempre diritto di cercare suo Padre, comunque sia e per qualunque ragione….

La prima attrattiva di Lourdes è sempre stata per me questa folla, dove l’anonimato diventa espressione di una comune appartenenza ed il ritrovarsi insieme a cercare qualcosa o Qualcuno è la muta, ma reale riscoperta di una stessa fondamentale identità: l’identità dei poveri. E’come se il pellegrinaggio conducesse quella folla ad identificarsi con Bernadette che, ignara di quanto stava per accaderle, si dirigeva in quel lontano 11 febbraio a raccogliere legna verso la grotta di Massabielle. Quell’adolescente era tutta povertà Era lì perché la sua famiglia non aveva più nulla, neanche la casa da cui era stata sfrattata era ammalata di asma, era ignorante; diceva di sé:“Io non sono che una cosa; se la Santa Vergine mi ha scelto è perché io ero la più ignorante. Se ne avesse trovata una più ignorante di me, l’avrebbe scelta….

questa è una certezza che traspare sul volto di tutti: si avverte in quel sentirsi tutti a proprio agio davanti alla Grotta, nella Via Crucis, nei luoghi di preghiera, nella cappella delle Confessioni: è una certezza che alla sera esplode in una festa indescrivibile, una festa veramente dei“poveri”, finalmente liberi dall’abituale necessità di darsi un contegno in una società dove le povertà bisogna nasconderle, dove bisogna essere “qualcuno” per non essere emarginati.

A Lourdes, la sera, non sai chi è il tuo vicino, non ne conosci né le miserie né le virtù. E’solo un uomo che, come te, sta facendo l’esperienza della beatitudine dei poveri nello spirito. E ne esulta e per più di un’ora canta “Ave Maria” alzando ed abbassando una fiaccola, senza stancarsi finché, alla fine quell’Ave Maria si risolve in un trionfale “Lumen Christi! Alleluia”: l’esito della povertà riconosciuta, accolta e condivisa e per questo veramente diventata beatitudine perché colmata da Cristo.

E’ questo in realtà lo sbocco logico per la folla di Lourdes. Coloro che vi vanno pellegrini non sono gente in fuga dalla realtà. Ve la portano, la loro realtà personale, e vi portano la loro appartenenza al mondo….”(Don Luigi Bergamaschi; “Mia cara Parrocchia….” Lettere Pastorali,“Lourdes: la beatitudine dei Poveri”, Ottobre 1985)

Anch’io sono stato a Lourdes, la prima volta nel 1976, con un pellegrinaggio parrocchiale, a portare la mia povertà, ad unirla a quella degli altri; anch’io ho innalzato la mia lampada accesa nella processione “au flambeau”insieme a tanti; ed anch’io ho assistito un mio fratello della Normandia traumatizzato, giovane, paraplegico che mi ha letto dentro e che al momento dei saluti mi ha detto: ”Je prierai pour vous”facendomi capire che anch’io avevo bisogno di assistenza per la mia vita.

Tre anni fa, novello pensionato, mi sono trovato coinvolto nell’esperienza di un pellegrinaggio UNITALSI regionale emiliano-romagnolo. Per combinazione il tema suggerito allora dalla Diocesi di Lourdes era: “Tenez vos lampes allumées”. Non era certo un caso: era l’invito alla conversione ed alla testimonianza.

Ed ancora oggi mi ritrovo a partecipare alla processione “au flambeau” e commuovendomi alle lacrime cantando insieme a tutti gli altri “Ave Maria” alzando ed abbassando una fiaccola, senza stancarmi finché, alla fine quell’Ave Maria si risolve in un trionfale “Lumen Christi! Alleluia”:

Non è stato difficile stringere amicizia ed affrontare tutti gli impegni che via via si presentavano con Danio il Responsabile del coordinamento medico, con Francesco, medico di medicina d’urgenza a Parma, con Linda l’allergologa pediatra, Francesco, piacentino, della CRI e Mariangela, Ghedini, il collega psichiatra, Italo, “la Pina” e tanti altri. Ora l’amicizia è diventata ancor più affettuosa.

Ora è il terzo anno che vado in pellegrinaggio e spero che ancora possano seguire altre esperienze.

Sono in ordine i temi che mi hanno coinvolto nei tre anni e che mi accompagnano nella esperienza di vita al ritorno dal pellegrinaggio.

Se c’immaginassimo sospesi nello spazio senza tempo al di sopra di un abisso dal quale salgano alle nostre orecchie il rumore della terra rotante, non sentiremmo altro che un ruggito primordiale di dolore emesso, come da una voce sola, dall’umanità sofferente”(A.Schweitzer).

Questo è un altro aspetto dell’esperienza a Lourdes: senti salire al cielo tutta l’umanità che lì si ritrova e tu ti senti con tutti, uguale a tutti, e desideroso di camminare insieme, ed in quel momento non ti viene nemmeno per un momento di scandalizzarti per le varie forme di religiosità che vengono espresse (l’affaccendamento per fare un passaggio in più alla grotta, l’approvvigionamento dell’acqua, il bagno con acqua che non bagna, il numero di candele accese); tu sei in quel posto solo per pregare insieme a tutto il mondo: “L’anima mia magnifica il Signore, e si allieta il mio spirito in Dio mio Salvatore…”

Noi medici assistenti abbiamo un posto di osservazione privilegiato da cui possiamo monitorare la sofferenza globale: il dolore fisico, l’ansia, la paura, l’angoscia, la rabbia, la frustrazione; tutto ciò noi lo ritroviamo nel servizio che prestiamo sul treno nel corso del viaggio, nell’ambulatorio del Salus Infirmorum, nelle stanze di degenza o presso gli alberghi, nei momenti comuni del pellegrinaggio.

Ho visto una donna venir meno per l’angoscia che portava dentro, ho seguito il caso di un giovane terminale operato di cancro, sono stato a messa con un bambino autistico che continuava sbattere la testa contro lo schienale della carrozzina…, ho partecipato all’emozione intensa, fino alle lacrime, dei quattro colleghi, nuovi all’esperienza UNITALSI, ma già esperti professionalmente, reduci dall’accompagnamento della benedizione col Santissimo a tutti i malati nella basilica sotterranea.

Ho visto gente: infermieri, volontari “Barellieri”, assistenti “Dame” prodigarsi notte e giorno per poter aiutare coloro che portano la loro vita alla grotta e pagando di tasca propria, a volte a costo di sacrifici, per fare questa assistenza.

So di gente che frequenta i cosiddetti “stages” per essere in grado di seguire al meglio gli invalidi, i pellegrini, per fare i bagnini, i camerieri alle mense, gli sguatteri…tutto offrendo gratis la loro presenza.

Ho visto il pellegrinaggio di Lyon con il Cardinale, in un atteggiamento per niente sussiegoso, che animava con la sua presenza una quantità di giovani con tanti cappellini di tutti i colori (forse distintivi delle vari parrocchie) che pregavano, giocavano, stavano insieme.

Ho visto gente in ginocchio che in silenzio era in rapporto religioso con Dio, che percorreva la Via Crucis a piedi nudi, che passava ore di adorazione nella tenda del Santissimo.

A chi si domanda: “Perché succedono tutte queste cose?” La risposta è già stata data da una suora, in carrozzina, a Lourdes, tanti anni fa: “C’est Dieu qui pousse!” (E’ Dio che ti urge dentro!).

Tino Testa

 

Lourdes, la compassione della sofferenza umana

La testimonianza di un medico nel pellegrinaggio dell’Unitalsi

Da qualche anno a questa parte, in vista del pellegrinaggio a Lourdes, con l’UNITALSI, mi preparo, rileggendo e meditando la lettera, tratta da “Mia cara Parrocchia”, “Lourdes, Beatitudine dei poveri” dell’ottobre 1985.

…”Lo so che per molti Lourdes è sinonimo di una religiosità che sembra nascere dalla paura e dalla insoddisfazione che spinge a cercare rifugio nei miti del sacro, piuttosto che impegno nel concreto della storia quotidiana dell’uomo e non mi sento di escludere che tra i milioni di persone che ogni anno vanno pellegrini a Lourdes da ogni parte della terra, vi sia chi vi è condotto da motivazioni come queste.

Non lo escludo, ma non me ne scandalizzo. Chiedo piuttosto a chi se ne fa meraviglia, da dove cominci un impegno concreto, nella storia di un uomo, se non dall’uomo così com’è, da quello che chiamerei il suo mistero interiore e da quella che è la sua situazione oggettiva sia personale che sociale.

A Lourdes non succede comunque nulla di diverso da quanto accadde duemila anni fa in Palestina. Gesù si trovò sommerso da moltitudini sospinte da ogni genere di problemi e di attese. Il Vangelo è il racconto di questo umanissimo incontro; il suo atteggiamento non assume mai delle intonazioni puritane. Il suo rapporto con la gente fu tutto permeato dalla pietà e dalla “compassione” nel senso di “patire insieme”, condividere; non temette neppure che l’identità della sua missione ne venisse travisato. Per Lui la malattia, la sofferenza, la fame, l’oppressione, la morte erano problemi umani reali, non meno dei disordini morali delle persone. E la solitudine, la fragilità psicologica e spirituale che ne derivano, fino all’angoscia e al desiderio drammatico di essere liberati, non solo erano comprensibili ma legittimi e sacrosanti. C’era in Gesù la coscienza che l’uomo non è diviso, scomponibile in settori, ma è un’unità, un tutto, che esige di essere preso sul serio così com’è. La sua accoglienza della condizione umana è stata senza limiti e senza riserve.

Solo dal di dentro di questa accoglienza e di questa compassione, ha cercato, con la dovuta gradualità di educare le persone ad andare a fondo nella loro condizione e a capire quale era il bisogno vero ed ultimo di cui ogni situazione contingente era segno. Lourdes non è niente di diverso”….

Con questo bagaglio anche quest’anno mi sono accinto al pellegrinaggio.

A Lourdes il primo incontro è stato con il tema di riflessione suggerito per i pellegrini per questo 2009 “ Il Cammino di Bernadette” ed il percorrere insieme la via della sua santità.

L’inizio è proprio lì alla grotta dove, l’11 di febbraio, nel corso della prima apparizione (sono le parole di Bernadette): ” Misi la mano nella tasca; lì trovai il mio rosario. Io volevo fare il segno della croce; non potei portare la mano alla fronte; la mano mi cadde. La Visione fece il segno della croce. Allora la mia mano tremava; riprovai e fui in grado” E’ proprio “Aquerò” (Quella) che ci insegna quale sia l’inizio: Gesù Cristo ed il Suo Messaggio.

Maria è spesso considerata la catechista di Bernadette, Colei che riuscì là dove la nutrice di Bartrés aveva totalmente fallito, Colei che la preparerà alla Prima Comunione. Se Maria è la catechista di Bernadette, la sua catechesi comincia con un gesto che va immediatamente all’essenziale. “io credo che è la Santa Vergine che le ha insegnato la sua teologia nel segno della croce e che glielo fece fare così perfettamente in modo da renderlo oggetto di ammirazione per tutti coloro che lo videro fare alla Serva di Dio per tutta la sua vita”(Jacques Perrier, vescovo di Tarbes-Lourdes).

Il cammino prosegue poi con la meditazione sulla santità di Bernadette che non deriva automaticamente dalle apparizioni, ma dalla scelta di vita che Bernadette effettuerà diventando suora, infermiera, catechista per le consorelle, malata….

L’incontro è continuato quindi nel corso dei vari momenti del pellegrinaggio con i santi della Chiesa di Dio, ce ne sono tanti a Lourdes: tutti quei santi e sante che non fanno cronaca, che in nessun modo arrivano alla notorietà, ma che riempiono le nostre case, le nostre comunità, la nostra società e tutti gli ambiti in cui si svolge la sua vita, persone che vivono la santità del quotidiano e molto spesso vivono non il martirio di un momento, ma il martirio di una vita intera spesa al proprio posto in perenne attitudine di amore e di donazione di sé, il martirio di una malattia cronica, evolutiva, pressante, angosciante; tante mamme papà che vivono in “pura perdita” soprattutto per i loro figli (quanti ne ho visti a Lourdes!), tante persone che la loro santità la costruiscono e la donano ovunque, nel lavoro, nell’impegno sociale, nell’assistenza volontaria e gratuita (molti sono coloro che pagano, anche in solido per fare i volontari!) ai fratelli infermi, soli, anziani, poveri.

Se questo mondo sta in piedi, se non crolla sotto il peso di tutto il male che lo percorre, e delle volgarità che lo deturpano è per queste persone “normali” che contribuiscono, malgrado tutto, a renderlo ancora, almeno in parte, vivibile. E di ciò dobbiamo rendere grazie.

Un ulteriore punto di riflessione è stato suggerito a medici, infermieri, assistenti spirituali, religiosi, addetti della CRI (in un incontro ristretto) dal nuovo responsabile da pochi mesi del Bureau Medical Dr. De Franciscis: è la definizione che tutti coloro che si interessano del benessere dei malati, dei pellegrini e comunque di tutti coloro che hanno i bisogni più diversi, siano “ministri di vita”.

Certamente è una definizione gratificante, ma al tempo stesso gravosa che induce a meditare sulla vita da vivere non solo in ambienti eccezionali, come i luoghi di pellegrinaggio, ma anche nelle realtà quotidiane.

Sono convinto comunque che le riflessioni effettuate a Lourdes, luogo di miracoli, certamente, ma anche di guarigioni dalle malattie della vita, abbia trovato buon terreno in tutti coloro che hanno vissuto questo periodo di grazia e che abbia rafforzato in tutti il desiderio di santità (…dacci oggi il Nostro Pane quotidiano…).

Ora veramente incomincia il pellegrinaggio, camminiamo insieme secondo le indicazioni del messaggio di Lourdes: “Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

Tino Testa

 

Servire fa crescere interiormente

U.N.I.T.A.L.S.I.: una testimonianza. Di Giuseppe Frati.

Anche quest'anno sono andato con il pellegrinaggio di Agosto in treno a Lourdes con la sezione emiliano-romagnola dell’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali). Negli anni passati avevo fatto esperienza come barelliere a servizio degli ammalati, mentre quest’anno ho sentito il bisogno di partecipare non solo al servizio degli ammalati ma di intraprendere anche un cammino mio, interiore, partecipando al primo anno di stagedi formazione all’Hospitalité di Notre Dame de Lourdes; questo bisogno è maturato durante i servizi svolti alla Piscine della grotta durante in pellegrinaggio dello scorso anno.

Il cammino intrapreso ha un primo momento dopo quattro anni di stagista per essere ammessi a diventare membri dell'Hospitalitè N.D.L. assumendo il primo impegno “engagement dans l’hospitalité”(impegno nell’ospitalità); dopo il settimo anno un secondo impegno di “engagement dans 1'Eglise”(impegno nella Chiesa).

I servizi che gli Hospitalier svolgono sono molteplici, ma devono sempre essere svolti con spirito di servizio, di disponibilità e spirito di umiltà (accettare il servizio che ci viene richiesto qualunque esso sia, senza imporsi, nello spirito di Bernardette (la “scopa” di cui si è servita la Vergine), spirito di docilità, di costanza di generosità e rispetto della persona.

I primi giorni ho avuto qualche difficoltà con la lingua, in quanto ci sono francesi, inglesi, tedeschi, spagnoli, ecc, ma poi le difficoltà le ho superate con la conoscenza personale prima degli altri stagisti e poi anche dei servizi che dovevo svolgere.

Il primo anno è servito per conoscere tutti gli ambiti di servizio svolti dall’Hospitalité: dall’accoglienza all’arrivo o alla partenza degli ammalati, alla stazione o all’aeroporto, il servizio alle piscine e durante la fiaccolata, la processione con il SS.Sacramento, e la S.Messa Internazionale nella basilica S.Pio X e tanti altri, iniziando però a prestare il nostro servizio dove era richiesto. Sono stati giorni molto forti per me, non è stato solo per il servizio alla persona ammalata, ma anche per 1’inizio di un percorso interiore che, con l’aiuto di Nostro Signore Gesù Cristo e di Nostra Signora di Lourdes, spero di riuscire a fare.
Giuseppe Frati


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