Progetto “Adozione a distanza” delle figlie di S.Anna: stimolo alla solidarietà

UN AIUTO DECISIVO AI BAMBINI DEL SOTTOSVILUPPO

 

27 Euro al mese per realizzare il sogno di un futuro più giusto, per un bimbo che oggi soffre

 

 

Come ormai tutti sanno, il 2003 è l’anno della famiglia. Il nostro Vescovo ed i nostri Sacerdoti amano ribadire la necessità di un’attenzione alle dinamiche familiari, sull’onda dei rapidi cambiamenti di costume e società che possono portare alla deriva o trascinare in risacca genitori, figli a rischio naufragio.

Abbiamo sotto ai nostri occhi la ricchezza di una vita familiare ispirata ai valori della fede cristiana: come restare indifferenti ai nostri Orietta ed Enzo, che ci comunicano soddisfatti l’impegno a 360 gradi nel seguire una rotta così ambiziosa e radicale, quella della casa-famiglia?

Tener testa ad una scelta di vita, dare ascolto ad una vocazione simile significa ripudiare qualsiasi soluzione di compromesso che contamini o accolga parzialmente una proposta di vita vera, di vera felicità, seppur con fatica.

Madre Rosa Gattorno, fondatrice delle figlie di S.Anna, invoca nelle sue memorie << Nulla ci può essere di dolce sulla Terra, nulla! Solo… la carità… che gaudio si prova nel poter beneficiare… mi è di consolazione vedere sollevata un’anima…>>

<<…qualunque cosa avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli, l’avete fatto a me>> (Mt 25,40)

Stimolate da questo appello che punta diretto alla loro sensibilità, suor Giuseppina, Adele, Adalgisa, Elena prestano la loro maternità a sostegno delle famiglie della nostra comunità nell’educazione dei bimbi, presso il grazioso asilo S. Fiorenzo. Allevando generazioni di bambini fiorenzuolani, hanno acquisito l’esatta percezione di tutto ciò che è necessario ad ognuno di loro per una crescita psico-fisica, e la consapevolezza che in poche parti del mondo si trovi una così nutrita schiera di opportunità di maturazione.

Come appartenenti alla Famiglia delle Figlie di S.Anna, sparse in tutto il mondo, le nostre suore non limitano il loro sguardo al giardino dell’asilo, bensì sollecitano l’attenzione di tutti nei confronti dell’esistenza di tanti bambini latino-americani, africani, asiatici che lanciano con i loro occhi impauriti un grido di aiuto e speranza:

<<La guerra continua ad uccidermi e a spogliarmi dei miei più cari legami, della mia modesta abitazione. Sono espropriato della mia terra, abbandonato vivo nelle strade, esposto a tutti i pericoli. Grava sulle mie spalle lo sfruttamento, il freddo, l’analfabetismo, la malattia. Mi consumo nella sofferenza, invecchiato prima del tempo, nel vergognoso lavoro minorile che mi consente di sopravvivere disumanamente. Busso al tuo cuore umano e ti confido: non ce la faccio più, ho sete di pace, sete di dignità e della tua amicizia. Dammi una mano e quando sarò eretto sui miei piedi, finalmente libero, sarò cittadino dell’umanità nuova e sarò pietra viva per l’edificio della civiltà dell’amore di tutta l’umanità riconciliata ed affratellata per sempre.>> (cit. tratta dall’opuscolo relativo)

Nella situazione mondiale in cui viviamo, adottare un bambino a distanza significa operare per la pace, con la certezza di fornire a bambini desiderosi di un cambiamento e amorevolmente seguiti dalle figlie di S.Anna missionarie (che vivono a stretto contatto con loro) gli strumenti adeguati a coltivare, con un radicamento al contesto in cui sono nati, le loro potenzialità evangelicamente educate alla fratellanza.

Con soli 27 Euro al mese potremo incrementare i numeri del progetto adozione a distanza, che oggi conta più di 3000 bambini assistiti, ma soprattutto potremo rafforzare la fiducia dei bimbi in un Dio che suscita commozione in chi come ognuno di noi ha i mezzi per farsi operatore per la vita.

Le nostre suore dell’asilo S.Fiorenzo attendono con fiducia chi vorrà aderire a questo progetto di adozione a distanza.

Agostino Orrù

Convegno di studi delle Acli ad Orvieto

 

VIVERE LA SPERANZA NELLA SOCIETA’ GLOBALE DEL RISCHIO

 

“Stiamo vivendo momenti storici straordinari. Mai l’umanità si è trovata ad affrontare problemi cosi complessi, spesso così contrastanti e radicali (…) D’altra parte, proprio una situazione come questa richiede gente capace di speranza, intesa come anticipato possesso del futuro: possiedo già ciò che ora non vedo”. Così il card. Tonini nel suo intervento al convegno di studi delle Acli: “Vivere la speranza nella società globale del rischio”.

Le Acli hanno rilanciato il tema della speranza come condizione essenziale dell’impegno politico nella società globale del rischio. Speranza che diventa politicamente importante nel momento in cui, da atteggiamento individuale e interiore, si trasforma in fattore sostanziale e condiviso nella società e si fa strumento per riappropriarsi del proprio futuro altrimenti nelle mani di quei politici che, cavalcando le paure e le insicurezze di molti, colonizzano e dettano le scelte politiche (basti pensare alla crisi dell’Onu e alla guerra preventiva o alla situazione di emergenza democratica che da qualche tempo viviamo in Italia).

Riascoltare dunque la voce della speranza.

 

Ma come? Da dove cominciare?

 

Non possiamo che cominciare da noi, correndo i nostri rischi e assumendoci le nostre responsabilità; non possiamo continuare a nasconderci, a giustificare i nostri comportamenti perché “tanto sulle grandi questioni non possiamo fare niente”.

Cominciare da noi dunque, dal nostro stile di vita, dalle nostre scelte di consumo, dalle nostre relazioni con gli altri, perché, se tutto oggi si è fatto interdipendente, anche il modo con cui conduciamo la nostra vita non è irrilevante: abbiamo un potere, residuale certamente, ma l’abbiamo.

Pensare globalmente e agire localmente perché è lì dove possiamo incidere, cambiare, trasformare, e per farlo è necessario che questo riappropriarci delle nostre responsabilità sia condiviso con altri attraverso la creazione di legami, di momenti di coesione sociale che siano duraturi nel tempo e capaci di lasciare tracce nella nostra comunità.

In quest’ottica il convegno di Orvieto ha iniziato a esaminare quelle che già oggi possiamo considerare le grandi sfide della nuova società globale (che approfondiremo in articoli successivi) tentando di interpretarne rischi e speranze.

  • La sfida bioetica: ridire ciò che è bene e ciò che è male.
  • La sfida mediatica: verso un consumo critico dell’informazione.
  • La sfida delle risorse: l’acqua un bene pubblico, l’idrogeno il nostro futuro.
  • La sfida multiculturale: costruire la fragile architettura della convivialità.

La riflessione su questi temi ha portato a scoprire che la speranza è nei piedi del pellegrino. E’ lei che ci fa vivere il cammino come una “benedetta inquietudine”. La speranza cristiana chiama ad essere liberi, ad oltrepassarci, a trascenderci.

Allora creiamo una grande rete della speranza! Cominciamo da noi, prendiamoci i nostri rischi, non domani, oggi!

 

Non darci pace!

 

“Finché siamo inquieti, possiamo stare tranquilli” dice lo scrittore Julian Green ed è questo l’augurio del presidente Luigi Bobba alle Acli: essere tranquille perché inquiete.

“Inquiete perché la Risurrezione è un fatto che invita a non dimenticare il domani, ma a fare irrompere il futuro nell’oggi e ci impone gesti di trasformazione e liberazione.

Inquiete perché il fuoco della nostra missione, che è fare storia nel quotidiano, dentro la grande storia umana, non venga mai meno.

Inquiete perché di fronte al buio di tante vite martoriate, distrutte, ferite o semplicemente non lasciate sbocciare, non restiamo indifferenti, non ci voltiamo dall’altra parte. Inquiete perché questa nostra Chiesa, che sentiamo come compagna di viaggio nell’avventura cristiana e che vogliamo servire, sia segno del Mistero e annuncio della salvezza.

Inquiete per questa nostra politica italiana che ha bisogno di essere inquietata, ha bisogno di una scossa, di uscire dal chiacchiericcio, dalla delegittimazione reciproca, ha bisogno di intercettare le nuove domande dei cittadini, di non smarrirsi dietro l’ultima dichiarazione, ma di avere una visione per il Paese.

Inquiete perché non abbastanza fedeli alla nuova missione: che tutti gli 800.000 aclisti afferrino questa nuova bandiera, la voglia di giocarsi la vita insieme, investendo in fiducia nelle relazioni, nella città, nell’Italia, nell’Europa, nelle Nazioni Unite, nel mondo.

Inquiete, finché non vedremo dei segnali robusti di questa globalizzazione responsabile, finché i processi di democratizzazione della globalizzazione non corrano veloci, finché la globalizzazione della democrazia non sarà compiuta.”

Che questo augurio sia anche per noi, perché la sfida è grande e difficile, ma bella e alla nostra portata.

Roberto Agosti

L’adesione all’Azione Cattolica

INSIEME PER DIRE “ECCOMI”

Qualcuno ha detto che tra gli oggetti rappresentativi di una persona uno tra i più “rivelatori” del suo modo di essere e delle sue abitudini è il portafogli .

Aprendolo, troviamo la nostra scorta di contante, i documenti, qualche foto tessera, una quantità imprecisata di carte magnetiche, tessere sportive e raccolte punti.

In quello di diversi di noi c’è anche la tessera dell’Azione Cattolica, il simbolo della nostra appartenenza ad un’associazione che ci è cara.

In queste settimane si celebra in tutte le parrocchie la festa dell’adesione (tradizionalmente l’8 dicembre, a Fiorenzuola anticipata al 23 novembre per la concomitanza con gli esercizi spirituali a Marina di Massa).

E’ il momento per trovarsi, ragazzi, giovani e adulti, insieme a rinnovare il nostro “eccomi” e a motivare la partecipazione al cammino formativo che ci coinvolge insieme a tutti gli aderenti della diocesi e della Chiesa italiana.

Dire ancora una volta sì significa credere che essere parte ci aiuti a servire meglio la nostra Chiesa, ci stimoli a vivere la missione di laici inseriti nelle realtà quotidiane (famiglia, studio, lavoro, impegno socio-politico), arricchendole con l’annuncio e la testimonianza della “bella notizia” che dà soluzione alle domande più profonde del nostro cuore.

Dire sì significa rispondere all’invito del Papa che nel messaggio all’Assemblea straordinaria nazionale ci chiede di “fare della nostra associazione un luogo dove si cresce come discepoli del Signore, alla scuola della Parola, alla mensa dell’Eucarestia, una palestra dove ci si allena a esercitare l’amore e il perdono, per costruire con pazienza e tenacia una rete di fraternità che abbraccia tutti, soprattutto i più poveri”.

Così siamo pronti per un altro anno associativo, con la freschezza dei ragazzi, l’entusiasmo e la speranza dei giovani, la maturità e l’esperienza degli adulti, insieme per rispondere “eccomi”; magari, aprendo il portafogli: l’occhio alla tessera di Ac ci darà una marcia in più.

Fiorenza Fermi

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