Voyager 2: "Non c'è libertà, senza dignità"
Che cosa significa essere “liberi”? Una domanda difficile cui i giovani del nostro vicariato hanno cercato di rispondere. Viaggio dei ragazzi del vicariato della Val d’Arda a Gradara, San Leo, San Marino e San Patrignano. A cura di Francesca Cocciolo.
“Non c’è libertà senza dignità”, diceva San Colombano. Che cosa significa essere “liberi”? I ragazzi del nostro vicariato, nel loro breve peregrinare attraverso alcuni borghi della Romagna, hanno cercato di rispondere ad una questione di non poco conto. Probabilmente, come accade a Jonathan Livingston, il celebre gabbiano protagonista del romanzo di Richard Bach, ognuno di noi realizza di essere davvero libero nel momento in cui prende coscienza dei propri limiti; limiti che sono dettati da una serie di valori volti a preservare il bene più prezioso, quello della vita, e l’aspirazione alla felicità insita nel cuore di ogni uomo.
Il 5 dicembre i giovani della Val d’Arda hanno fatto tappa a Gradara, la cui rocca avrebbe fatto da sfondo alla tragica vicenda amorosa di Paolo e Francesca, cantati da Dante nella Divina Commedia. Don Giancarlo Plessi ha chiesto ai ragazzi di interrogarsi sul vero significato dell’amore, quello fra due anime che si scelgono e che sanno mantenere lo sguardo puntato su di un progetto comune.
Il 6 dicembre i giovani hanno visitato San Leo e celebrato la Messa nella pieve del paesino. Don Michele Malinverni li ha invitati a riflettere sulla vicenda di Cagliostro, figura enigmatica di alchimista e guaritore, vissuto nel secolo dei Lumi e morto prigioniero proprio nel castello di San Leo per aver difeso strenuamente, sino alla fine, le proprie idee. Grazie anche alle suggestioni dettate da uno spezzone del film “Il gabbiano Jonathan”, i ragazzi hanno meditato sul tema del sacrificio. A che cosa siamo disposti a rinunciare per preservare, fra le tante libertà, quella a cui teniamo di più?
Nel pomeriggio i ragazzi hanno visitato la repubblica di San Marino, ripercorrendo le tappe più significative della storia di questo popolo, fiero custode della propria autonomia.
Il 7 dicembre, dopo aver varcato i cancelli della comunità di San Patrignano i ragazzi hanno potuto ascoltare la storia di Marco, realizzando che le droghe, regalandoci un’effimera e transitoria sensazione di onnipotenza, ci rendono inevitabilmente schiavi sia nelle psiche che nel corpo; soltanto ponendoci alla sequela di un Altro, e intuendo il disegno che Egli ha su ciascuno, possiamo assaporare la vera libertà, quella di amare e di sentirci amati.
Francesca Cocciolo